Perchè diventare un Coach è l’inizio della tua trasformazione personale? 1/5

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Perchè diventare un Coach è l’inizio della tua trasformazione personale? 1/5

Alcuni anni fa, ho iniziato a formarmi nel campo del coaching perché volevo migliorare ed essere al servizio dei miei clienti nel modo migliore possibile. È stato il primo passo di un viaggio che probabilmente non finirà mai e che si è rivelato trasformativo a livello umano! Ha richiesto molto lavoro su me stessa prima che fossi in grado di aiutare gli altri. Si tratta infatti di diventare un essere umano diverso, più in contatto con chi sei, con il tuo corpo, con le tue emozioni e con quello che per te è importante nella vita. Posso dire con certezza che è stato il dono migliore venuto dall’essere su questo percorso! Amavo già il mio lavoro, ma quando l’ho scoperto è stato illuminante, non potevo desiderare di meglio!

So che questo può essere familiare ad altri coach e catturare l’attenzione di chi non ha ancora iniziato questo percorso. Io mi sono incuriosita molto quando ho sentito parlare di trasformazione personale. Com’è possibile?

Essere un Coach vuol dire sviluppare una serie di competenze che ti consentono di essere completamente presente nel “qui e adesso” con i clienti, aiutarli a sentirsi ascoltati e avere nuove intuizioni sulle loro sfide. Sappiamo di dover ascoltare in modo attivo, avere empatia, essere curiosi di quello che succede all’altra persona, essere presenti e non giudicare. Ma come possiamo sviluppare queste competenze se non abbiamo innanzitutto sperimentato un cambiamento radicale in noi stessi? Semplicemente non possiamo ed ecco un esempio che descrive perchè.

Partecipare ad un dialogo

Quando ascoltiamo, siamo focalizzati principalmente su noi stessi e i nostri pensieri ci impediscono di essere presenti a pieno e sintonizzati su quello che l’altra persona dice o non dice. Le loro parole richiamano ricordi, scatenano pensieri ed emozioni che abbiamo provato in una situazione simile. Stiamo ascoltando noi stessi.

Nel suo libro “Dialogue”, William Isaac spiega che per partecipare a un dialogo in modo efficace bisogna essere in grado di creare un “silenzio interno”, silenziare la nostra mente e dare a noi stessi il permesso di essere curiosi di quello che l’altra persona sta provando. Tutto ciò è particolarmente difficile se abbiamo conoscenze sull’argomento della conversazione o abbiamo una forte opinione in merito. Siamo tentati di intervenire, offrire consigli o soluzioni…

La trasformazione individuale che riguarda essere in dialogo è la capacità di spegnere il tuo ego in una conversazione e semplicemente essere lì per l’altra persona con l’intento di aiutarla ad avere una nuova prospettiva.

Vuol dire essere curiosi su:

  • il significato di una parola: “che vuol dire successo per te?”
  • il collegamento tra quello che dicono e quello che provano: “cosa sentiresti se guadagnassi fiducia in te stesso?”
  • l’impatto di quello che dicono su loro stessi: “è una frase forte… cosa emerge quando ascolti le tue parole?”
  • l’energia che percepisci quando parlano: “hai un tono di voce molto diverso ora, cosa ti succede?”.

Tutto ciò ha un forte impatto in una conversazione di coaching ma cambia anche chi sei in un dialogo qualunque: a casa, al lavoro, con gli amici, con persone che hai appena incontrato. L’ascolto attivo crea connessione e costruisce fiducia.

Nei prossimi post di questa serie esploreremo altri aspetti della trasformazione individuale di questo viaggio. Seguici!

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